Raccolta dei Quesiti rivolti all’Associazione  Liberi Amministratori Condominiali e all’Associazione Piccoli Proprietari Case Sedi di Bologna già pubblicati su La Repubblica


ARTICOLO PUBBLICATO SU LA REPUBBLICA DEL 15/10/2009

 

“PIANO CASA” Quando è possibile ampliare la propria abitazione

a cura dei geometri

Alberto Talamo & Luca Dal Buono

           

A tutti è noto come “Piano casa”. E’ l’intesa siglata nell’aprile scorso tra Stato, Regioni ed Enti locali con l’obiettivo dichiarato di contrastare la crisi economica e riavviare l’attività edilizia, tradizionale motore di ogni ripresa.
Il 6 luglio 2009 la Regione Emilia-Romagna ha promulgato la legge regionale n. 6 “Governo e riqualificazione solidale del territorio” nella quale sono contenute importanti innovazioni in materia urbanistica ed edilizia.
Se i primi due titoli (I e II) della legge sono materia per urbanisti e pubbliche amministrazioni, in quanto modificano le più importanti leggi regionali in materia, il titolo III prende in esame gli interventi di ampliamento sulle abitazioni esistenti.
In realtà gli ampliamenti possono essere realizzati solo su edifici esistenti al 31 marzo 2009, per la precisione quelli per cui sia stata comunicata la fine dei lavori antecedentemente a tale data, e di tipologia mono, bifamiliare o villette a schiera con una superficie, compresa delle murature, non superiore a 350 metri quadrati.
Gli ampliamenti non possono essere realizzati nei fabbricati ubicati nei centri storici, in zone di tutela naturalistica, all’interno di parchi, riserve naturali e in altre zone con particolari caratteristiche.
I limiti indicati dalla norma regionale per gli ampliamenti premiano gli interventi che hanno determinate caratteristiche in fatto di sicurezza statica e di risparmio energetico. Infatti in questo caso il limite di ampliamento previsto del 20% della superficie utile lorda (SUL) per unità immobiliare potrà salire fino al 50%. Il 20% si potrà raggiungere mediante l’applicazione integrale dei requisiti di prestazione energetica della sola parte ampliata. Si potrà invece realizzare un ampliamento fino al 35% nel caso si proceda alla applicazione integrale dei requisiti energetici a tutto l’edifico e non solo alla parte ampliata (aumentati del 25% nel caso di demolizione e ricostruzione). Tale percentuale si potrà ottenere anche nel caso in cui, nei Comuni classificati a media sismicità, si proceda all’adeguamento alla normativa tecnica antisismica dell’intero edificio. Infine la propria casa potrà essere ampliata del 50% se dovesse essere collocata in zona non compatibile con gli strumenti urbanistici. In questo caso dovrà essere demolita e ricostruita altrove sempre nel rispetto delle normative vigenti, soprattutto in materia antisismica e energetica. Gli ampliamenti potranno essere eseguiti sia in sopraelevazione che in aderenza all’edifico esistente, nel rispetto delle distanze dai confini e dagli altri edifici dettate dalle normative nazionali, in deroga quindi a quelle comunali.
Tali aumenti non potranno essere cumulati con eventuali capacità edificatorie già previste dagli strumenti urbanistici comunali e non possono dar luogo né a cambi d’uso, né possono portare ad un aumento di unità immobiliari, salvo realizzazione di alloggi in locazione convenzionata.
I Comuni entro il 21 settembre scorso dovevano accogliere la norma regionale con delibera del consiglio comunale, nella quale potevano essere previste ulteriori limitazioni in relazione a specifici immobili o ambiti del proprio territorio.
Era facile prevedere che le delibere consiliari dei comuni della regione avrebbero espresso contenuti diversi. Infatti alcuni comuni hanno accolto i contenuti della norma regionale, limitandosi a specificare quali immobili e quali zone sono escluse dall'applicazione. Altre amministrazioni, invece, hanno previsto ulteriori limitazioni tali da rendere inapplicabile la norma stessa.
Per quanto riguarda il comune di Bologna, l'applicazione della norma è già resa difficile a causa della tipologia edilizia prevalente (condomini) e della densità edilizia. Inoltre il consiglio comunale, nella delibera del 21 settembre 2009, ha ritenuto che gli studi eseguiti per il varo dei propri strumenti urbanistici recentemente approvati (PSC e RUE) indicassero di fatto la non derogabilità delle loro previsioni per gran parte del territorio comunale. Con la conseguenza che il “piano casa” varato dal governo è nei fatti di difficile applicazione all'interno del comune di Bologna.

Il piano casa si inserisce in una fase di grandi cambiamenti nell’attività edilizia: molte infatti sono le novità in campo di risparmio energetico e di sicurezza (quest'ultimo reso attuale con il drammatico terremoto in Abruzzo) e le nuove disposizioni legislative stanno già modificando il modo di progettare e di intervenire sul patrimonio edilizio esistente.
Da una parte la crisi economica ha bloccato l' attività edilizia costringendo molte imprese a ridimensionare dipendenti e commesse, dall’altra l'attenzione agli aspetti energetici e di sicurezza delle costruzioni ha messo in moto ordini professionali, amministrazioni comunali, imprese e associazioni legati al mondo della casa, per tracciare i nuovi orizzonti dell’abitare. Quasi settimanalmente in Emilia-Romagna si organizzano corsi che preparano i professionisti a questa nuova progettazione. Altrettanto frequente è l’organizzazione di seminari e convegni che affrontano questi temi.
A conferma dell’interesse degli operatori e del pubblico è il successo del recente convegno dedicato al “piano casa” che si è tenuto lo scorso 9 ottobre a Bentivoglio, organizzato dal Comitato Regionale, la Fondazione e la Commissione Urbanistica Regionale dei Geometri e Geometri Laureati dell’Emilia-Romagna, con il patrocinio della Regione, delle provincie e dei comuni di Bologna, Modena e Ferrara, del C.U.P. di Bologna e del gruppo ASCOM CASA di Bologna.La giornata ha visto la partecipazione di oltre 500 tra professionisti del settore, tecnici comunali e amministratori comunali.

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